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  • Rachele Bianco

LA "VITAMINA DEL SOLE": UN PREZIOSO ALLEATO PER IL NOSTRO ORGANISMO

Aggiornato il: apr 6

La vitamina D è nota anche come la "Vitamina del Sole" perché è grazie al sole che il nostro corpo è in grado di produrla.

Ecco perché, a causa del drastico cambiamento dello stile di vita della popolazione nel corso degli anni, vale la pena riscoprire o far conoscere questa vitamina, alleato prezioso del nostro organismo.

Vediamo quindi passo per passo (quasi) tutto quello che c'è da sapere sulla vitamina D.


Irradiazione solare

L'ORIGINE: dal colecalciferolo alla forma attiva

La vitamina D esiste in due forme: l’ergocalciferolo (vitamina D2) e il colecalciferolo (vitamina D3).

L’ergocalciferolo si forma in piante e funghi a partire dall'ergosterolo (provitamina di origine vegetale) in seguito all'esposizione al sole.

Il colecalciferolo viene invece sintetizzato nella pelle in seguito all'esposizione alla luce solare del 7-deidrocolesterolo (7-DHC) ed è la forma naturalmente presente nei mammiferi.

E' però il colecalciferolo però, che viene considerato la forma biologica principale della vitamina D, perché l'ergocalciferolo è poco abbondante e viene rapidamente degradato.


La vitamina D si differenzia dalle altre vitamine perché, siccome può essere sintetizzata nell'organismo, i suoi fabbisogni nutrizionali non dipendono solo dalla dieta, ma anche (e soprattutto) dall'esposizione alla luce.

Infatti finché il corpo si trova sufficientemente esposto al sole il fabbisogno alimentare di questa vitamina decresce.


Una volta prodotta, la vitamina D3 viene trasportata nel sangue fino al fegato.

Per quanto riguarda la vitamina D di origine alimentare, essa viene assorbita nell'intestino tenue e trasportata al fegato.

E' proprio nel fegato che si verifica la prima modifica, diventando 25(OH)D.

Tuttavia questa molecola per diventare biologicamente attiva deve essere trasportata al rene dove diventa calcitriolo (1,25(OH)2D). Quest’ultimo viene poi rilasciato il circolo e trasportato ai tessuti bersaglio legato ad una specifica proteina.


IL RUOLO NUTRIZIONALE

Dal punto di vista funzionale, la forma attiva della vitamina D può essere considerata un ormone.

La vitamina D è coinvolta primariamente nella regolazione del calcio, ma ha anche molte altre funzioni.


Vitamina D e sistema scheletrico

Il mantenimento di corretti valori di calcio e fosforo è sottoposto a meccanismi di controllo ormonale.

La vitamina D è implicata nel metabolismo di calcio e fosforo con lo scopo di un'adeguata mineralizzazione delle ossa. Questa azione è svolta soprattutto a livello intestinale, dove promuove l'assorbimento di questi minerali.

Un ruolo importante, oltre che dalla vitamina D, è rivestito anche da altri due ormoni: il paratormone e la calcitonina.

Il paratormone (PTH) è un ormone ipercalcemizzante ovvero aumenta i valori di calcio nel sangue e agisce quindi a livello renale impedendo l'eliminazione del calcio e a livello osseo promuovendo il rilascio di calcio nel sangue (demineralizzazione).

La calcitonina è invece un ormone ipocalcemizzante, riduce infatti la concentrazione ematica di calcio aumentandone la deposizione ossea e l’eliminazione con le urine.

La secrezione di questi ormoni è regolata dalle concentrazioni plasmatiche di calcio.

In condizioni di bassi valori ematici di calcio viene indotta la sintesi di PTH e di vitamina D. Quando invece i valori di calcio nel sangue sono elevati, viene sintetizzata la calcitonina.

Il tessuto osseo rappresenta quindi un’importante riserva di calcio e fosfati per l’organismo, necessaria per mantenere l’omeostasi plasmatica di questi minerali.

Quando l’apporto alimentare di calcio e vitamina D è adeguato, non si verifica alcuna perdita netta di calcio dalle ossa, mentre in caso di un ridotto apporto alimentare di calcio, il PTH determina la demineralizzazione del tessuto osseo al fine di mantenere corretti livelli di calcio ematici.


Vitamina D e muscolo

Diverse ricerche hanno riconosciuto come il recettore per la vitamina D sia presente all'interno delle cellule muscolari, dimostrando quindi che il muscolo è un organo bersaglio di questa vitamina.

Tra i diversi effetti sono riportati infatti la promozione della crescita del muscolo scheletrico ed effetti positivi sulla forza e sull'efficienza muscolare.


Vitamina D e apparato cardiovascolare

Negli ultimi anni ha ricevuto notevole interesse la correlazione tra la vitamina D e le malattie cardiovascolari.

E' stato osservato che le cellule cardiache esprimono il recettore per la forma attiva della vitamina, e possiedono anche l'enzima per sintetizzarla direttamente.

Sono emerse infatti diverse azioni di protezione verso l'apparato cardiovascolare, con effetti positivi sulla contrattilità delle pareti delle arterie e proprietà antinfiammatorie.


Vitamina D e sistema immunitario

La carenza di vitamina D è stata associata ad un aumento del rischio per l’insorgenza di infezioni batteriche e respiratorie. Il rischio è stato attribuito alle compromesse difese immunitarie dell’organismo.

Nel contesto delle malattie infettive la vitamina D è in grado di stimolare la fagocitosi (capacità di alcune cellule, es. i macrofagi, di ingerire e distruggere microrganismi patogeni e materiale estraneo) e la produzione di proteine antimicrobiche.

Il deficit di vitamina D è stato inoltre associato ad un rischio aumentato per l’insorgenza di malattie autoimmuni, fra cui il lupus eridematoso sistemico (LES), la sclerosi multipla (SM), il diabete mellito di tipo 1 (DMT1), le malattie infiammatorie dell’intestino (IBS), l’artrite reumatoide e la tiroidite linfocitaria cronica.


DI QUANTA VITAMINA D ABBIAMO BISOGNO?

COME VIENE MISURATA

Lo stato nutrizionale della vitamina D è valutato attraverso la determinazione della concentrazione ematica della 25(OH)D (forma ottenuta con la prima metabolizzazione nel fegato) in quanto ritenuta più stabile e significativa delle altre due forme.

La concentrazione della 25(OH)D viene espressa o in nanogrammi per millilitro (ng/ml) o nanomoli per litro (nmol/L).

Questi sono gli intervalli di misurazione:

Carenza <20 ng/ml

Insufficienza 20-30ng/ml

Sufficienza > 30 ng/ml

Eccesso > 100 ng/ml

Intossicazione > 150 ng/ml

Le dosi di vitamina D vengono spesso espresse utilizzando le Unità Internazionali (UI) o i microgrammi secondo questa equivalenza:

1 UI = 0,025 mcg

1 mcg di colecalciferolo = 40 UI


I FABBISOGNI NUTRIZIONALI

Il fabbisogno quotidiano di vitamina D varia a secondo dell'età:

  • dalla nascita fino a 1 anno di età: 400 UI (10 mcg)

  • da 1 anno di vita e durante la crescita: 600 UI (15 mcg). Apporto incrementabile nel caso in cui i bambini non siano esposti al sole

  • adulti sani: almeno 600 UI (15mcg), valido anche per le donne in stato di gravidanza e allattamento.

  • anziani: almeno 800 UI (20 mcg) dopo i 75 anni


LA CARENZA...

...DALLE CAUSE

Esistono diversi fattori in grado di influenzare la sintesi di 25(OH)D, alcuni legati alle caratteristiche dell’individuo, quali il sesso e il fototipo, ed altri ambientali, come ad esempio l’attività fisica, l’eccesso di peso, il tempo di esposizione alla luce solare, la latitudine, la stagione, l’inquinamento, l’uso di filtri solari e il consumo di supplementi.

Inoltre, nel corso dell’invecchiamento i meccanismi di sintesi della vitamina D da parte dell’epidermide e del rene diventano progressivamente meno efficienti (1).

Anche alcune patologie che causano malassorbimento (Celiachia, Morbo di Crohn e fibrosi cistica) possono determinare un malassorbimento di vitamina D.

Fra le categorie a rischio di carenza si ricordano neonati e bambini, anziani, vegetariani, obesi e donne in gravidanza e allattamento.

L'esposizione solare necessaria per garantire livelli adeguati di vitamina D varia a seconda di latitudine, stagione e ora del giorno. In generale bisognerebbe esporsi per circa 15-20 minuti al giorno per 4 giorni a settimana scoprendo braccia, viso e gambe (purtroppo non sempre possibile).


...AGLI EFFETTI

Qualunque siano le cause, la carenza di vitamina D ha numerosi effetti sfavorevoli sullo stato di salute. Questi effetti si manifestano primariamente con uno squilibrio del metabolismo di calcio e fosforo, soprattutto a livello dell’apparato muscolo scheletrico.

Inizialmente si manifesta attraverso l'iperparatiroidismo secondario, nel lungo termine invece si manifesta attraverso il rachitismo nei bambini e l'osteomalacia negli adulti, entrambe caratterizzate da un'insufficiente mineralizzazione ossea, che può evolversi in una vera e propria osteoporosi.

Per quanto riguarda il sistema muscolare, la carenza di vitamina D è correlata ad astenia muscolare, sarcopenia, e riduzione della forza muscolare con disturbi dell’equilibrio e conseguente aumento del rischio di fratture ossee dovute a cadute accidentali.

E' stata inoltre dimostrata la correlazione fra bassi livelli di vitamina D ed un maggior rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari, ipertensione ed un peggioramento delle condizioni in caso di malattie autoimmuni, infezioni, diabete, sclerosi multipla e artrite reumatoide.

Nonostante sia stata osservata una possibile correlazione fra un ridotto rischio di sviluppo di tumori e vitamina D derivata dai suoi potenziali e vari effetti anticarcinogenetici, non ci sono tuttavia evidenze riguardo una relazione vitamina D e incidenza complessiva di tumori.


Integratori di vitamina D

QUANDO DIVENTA TOSSICA?

La vitamina D può essere tossica a dosi elevate. È però praticamente impossibile incorrere in fenomeni di ipervitaminosi D con la semplice alimentazione e/o l’esposizione alla luce solare; infatti, la dieta è relativamente povera di vitamina D, mentre, per un’esposizione al sole particolarmente rilevante, le radiazioni UVB sono anche responsabili della degradazione della pre-vitamina D in prodotti inattivi.

Tra i sintomi di un’intossicazione acuta si possono riscontrare nausea, vomito, anoressia, astenia, nervosismo e prurito e in casi più gravi insufficienza renale.

Il livello tollerabile massimo per gli adulti, stabilito da un documento dell'EFSA del 2006, è 2000 UI al giorno (50 μg/die), ma le ricerche epidemiologiche pubblicate negli ultimi 10 anni hanno mostrato un’assenza di tossicità in soggetti sani con una dose di vitamina D pari a 250 μg/die.

I LARN (a cui faccio riferimento) stabilisce come livello massimo tollerabile di vitamina D la dose di 100 μg/die da applicarsi a tutti gli individui con età maggiore a 10 anni.


LE FONTI ALIMENTARI

Le principali fonti alimentare di vitamina D sono gli oli di pesce e i pesci grassi come l’aringa, il salmone e il tonno (contengono rispettivamente 30, 16 e 17 μg/100g).

Tra le carni, quantità apprezzabili si riscontrano solo nel fegato di suino (1,7 μg/100g).

Il burro ha una quantità che non supera 1 μg/100g e i formaggi grassi, come il pecorino, arrivano a circa 0,5 μg/100g. Le uova intere di gallina ne contengono mediamente 1,7 μg/100g (concentrata nel tuorlo).

Un alimento particolarmente ricco di vitamina D è l’olio di fegato di merluzzo (210 μg/100g), tuttavia viene generalmente consumato solo come supplemento.

Una fonte un po' insolita di vitamina D è di origine vegetale ed è caratterizzata dai funghi shitake.

Molti Paesi, fra cui anche l'Italia, arricchiscono alcuni alimenti di uso comune (ad esempio i prodotti lattiero-caseari) con la vitamina D poiché le condizioni ambientali (e.g. la scarsità di luce solare durante l‘inverno) sono particolarmente sfavorevoli per la sua sintesi endogena.

Un importante fattore da considerare è la biodisponibilità della vitamina D, diversa a seconda che venga assorbita attraverso integratori o attraverso matrici alimentari vere e proprie. Al momento abbiamo risultati talvolta contrastanti che devono essere confermati attraverso successivi studi.

Per quanto riguarda invece il trattamento e la cottura degli alimenti, questi non modificano molto il contenuto di vitamina D in carne e latticini perché tale vitamina è raramente sensibile al calore e all'ossigeno.


Fonti alimentari di vitamina D

Fonti bibliografiche:

  • Società italiana di nutrizione umana. LARN (livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana). IV revisione, 2014.

  • Mariani Costantini A, Cannella C, Tomassi G. Alimentazione e nutrizione umana. II edizione.


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